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RICORDANDO TINDARA BUTTO’
Di Lory Sottile

Tindara Buttò, donna caparbia e lavoratrice infaticabile. Ad un anno dalla sua scomparsa, il figlio Carmelo Scilipoti l’ha voluta ricordare in un modo che ha reso onore alla sua memoria. Quale maniera migliore di un incontro tra esperti del settore agrario e agricoltori per commemorare la figura di una donna che alla terra e agri agrumi ha dedicato tutta la sua vita? L’incontro è avvenuto lo scorso 3 novembre nella sala Grasso di Mazzarrà S. Andrea, che oltre ad essere il paese dei vivai, è anche stato la culla della donna durante la sua infanzia. Il convegno, coordinato dal prof. Francesco Giulio Crescimanno, presidente della sezione sud-ovest dell’Accademia dei Georgofili, ha visto il susseguirsi di diverse relazioni volte a ripercorrere la storia del vivaismo e ad illustrare i metodi per migliorarne le tecniche. Dopo l’introduzione di Carmelo Scilipoti, figlio di Tindara Buttò nonché vivaista, e i saluti del sindaco di Mazzarrà S. Andrea, dott. Carmelo Navarra, la parola è passata al dott. Antonino Sottile che ha parlato delle origini dei vivaismo nel mazzarrese e del suo sviluppo su tutto il nostro territorio: anche Tindara Buttò iniziò la sua attività agricola a Mazzarrà per poi spostarsi a Vigliatore, intuendo che la produzione vivaistica aveva bisogno di allargare i suoi confini. Il prof. Francesco Russo prendendo parte all’incontro ha affrontato il tema dell’evoluzione della tecnica nel vivaismo agrumicolo, mentre il dott. Fabio Chiarello si è occupato dell’evoluzione del vivaismo agrumicolo di tipo ornamentale. Al convegno sono intervenuti anche alcuni esponenti dell’istituto sperimentale per l’agricoltura e dell’osservatorio delle malattie delle piante di Acireale: dott. Santo Recupero, dott. Giuseppe Russo, dott. Delfo Conti e dott.ssa Roberta Fisicaro. Gli ultimi due interventi hanno avuto per protagonisti la dott.ssa Anna Maria D’Onghia dell’Istituto Agronimico Mediterraneo Valenzano di Bari e il dott. Fabio De Pasquale dell’Istituto di Genetica Vegetale di Palermo. L’incontro è anche stata l’occasione per consegnare alcuni premi ad instancabili lavoratori di ieri e di oggi che hanno creduto e continuato a credere in un settore che rappresenta le radici del nostro territorio.

Ma chi era veramente Tindara Buttò?
Chiedendo a qualsiasi vigliatorese, ci si sentirà rispondere che era una donna dal grande temperamento. Forte e fiera come le piante a cui si dedicava con amore. La bossa: così chiamavano benevolmente in molti. Insomma, uno di quei volti che si identificano con il paese e che ne costituiscono la sua storia. Nel territorio di Vigliatore vide un approdo per far fruttare al meglio l’attività agrumicola, quando ancora viveva nella vicina Mazzarrà. E’ così, dimostrando tutto il suo coraggio fu una delle prime a puntare sul nostro paese: giornalmente per anni percorse il percorso Mazzarrà –Vigliatore lungo il torrente per svolgere la sua attività là dove il suo fiuto e la sua intraprendenza l’avevano guidata. Suoi compagni di viaggio erano gli attrezzi di lavoro, ma era soprattutto l’inseparabile figlio Carmelo che imparò tale tragitto prima ancora di nascere: la madre lo conduceva con sé al lavoro, dapprima in grembo e poi sulla cufinedda posta sopra la testa. L’audacia della signora Tindara spinse il figlio a seguirne le orme: nel 1980, dopo aver lavorato nel vivaio Torre che fu per lui una scuola di vita e formazione, costituì uno dei più conosciuti vivai della zona, il vivaio “La Palmara”, per la produzione di agrumi ornamentali. E in quel vivaio Tindara Buttò vi lavorò fino alla veneranda età di 95 anni. Ed è così che ci piace ricordare questa nostra compaesana: ancora lì, al lavoro, devota alla sua terra e alle sue radici.