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La coltivazione dell’olio: PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE
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Di Daniela Sottile
In Sicilia la superficie coltivata ad oliveto ammonta ad oltre 120.000 ettari, pari al 12% di quella nazionale. L’olivo è diffuso su tutto il territorio regionale: dalle zone costiere, caratterizzate da impianti condotti con metodi intensivi, all’entroterra collinare, dove esso assume un’importante funzione paesaggistica e di salvaguardia dell’equilibrio dell’agroecosistema. Sono presenti circa 700 frantoi, diffusi soprattutto nelle zone di maggiore coltivazione della pianta. Circa il 40% dell’olio prodotto viene ritirato dagli stessi produttori olivicoli, che provvedono alla vendita diretta o lo utilizzano per l’autoconsumo. Un’altra quota rilevante viene, o meglio veniva ceduta ai commercianti e ai grossisti, che si occupano del commercio del prodotto sfuso in ambito regionale ed extraregionale. Infatti, le cose sono sensibilmente cambiate a seguito della pubblicazione del Decreto della Commissione CEE sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, con il quale è stata approvata la D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) Valdemone. Il decreto in questione, oltre ad approvare la D.O.P., dopo ben undici anni, disciplina anche la produzione e la commercializzazione dell’olio. La normativa è molto dettagliata per quanto riguarda il metodo di ottenimento dell’olio; le tecniche di produzione e di raccolta delle olive; le varietà e le zone geografiche di produzione e trasformazione. In particolare per ciò che attiene quest’ultimo aspetto va sottolineato che sono interessati tutti i comuni della Provincia di Messina; ecco perché è importante che il nostro paese, situato in una zona “strategica” per la coltivazione dell’olio, investa molto in questa attività, che rappresenta una buona possibilità economica e una altrettanto buona prospettiva occupazionale. In effetti, l’interesse è notevole, infatti si è registrata una particolare affluenza all’incontro organizzato, presso l’Hotel Royal di Messina, ormai quasi un anno fa, per discutere anche delle prospettive legate a questo settore. In quella occasione, Olivicoltori e Frantoiani, riunitisi nell’assemblea indetta dall’A.P.O.M. (Associazione Produttori Olivicoli Messinesi), hanno esaminato insieme il Disciplinare di produzione e le procedure per sottoporre le aziende al Piano di controllo, discutendo inoltre le erogazioni degli aiuti comunitari. La realtà odierna, alla luce della nuova regolamentazione, è piuttosto difficile per i medio – piccoli produttori, che poi sono la maggior parte. Essi infatti debbono fare i conti con i divieti (quale quello della vendita del prodotto sfuso) e con gli obblighi (quale quello dell’imbottigliamento e dell’etichettatura) posti dal regolamento, trovandosi spesso impreparati e privi di mezzi adeguati. Sfiduciati e scettici, i produttori più anziani, pensano di ritirarsi, più fiduciosi sono invece apparsi i più giovani, che durante l’incontro hanno preso più volte la parola, per avere quante più informazioni possibili dai diversi esperti e dall’Amministratore Delegato dell’A.P.O.M., Dr. Francesco Aloi. A distanza di quasi un anno, tanti ancora sono gli interrogativi e le difficoltà, per cui l’auspicio è che ci sia una forte presa di posizione da parte delle associazioni di categoria e degli enti territoriali a favore dei produttori, perché una risorsa del genere, una così importante fonte economica, non può assolutamente essere messa da parte.
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