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Le nostre isole: tanta bellezza ma poco lavoro!!!
Di Daniela Sottile

Sole, mare, natura…si sa la Sicilia custodisce tesori dal valore inestimabile che tutti ci invidiano!Le nostre piccole isole rappresentano paradisi terrestri sempre più ricercati dai turisti stranieri. Tra le Eolie, le Pelagie, le Egadi c’è solo l’imbarazzo della scelta se si vuole trascorrere le vacanze in totale relax, lontani dal caos delle città e dalla routine quotidiana. Il patrimonio culturale, le bellezze paesaggistiche, l’ottima gastronomia, attirano ogni anno tanti turisti che decidono di concedersi qualche giorno di vacanza sulla nostra isola. Ecco che allora anche i piccoli borghi di pescatori, gli estremi lembi di terra, dimenticati e spesso isolati d’inverno, si animano durante la bella stagione, popolati da tanta gente alla ricerca di una dimensione più umana, a contatto con la natura. Il nostro “viaggio”nelle isole siciliane richiederebbe tanto tempo ma, questa volta, abbiamo scelto di approdare sulle isole Egadi. Tremila anni dopo il pellegrinare di Ulisse, ci piace pensare di potere ripercorrere il suo viaggio nell’arcipelago che secondo la tesi di Samuel Butler, studioso inglese dell’Ottocento, lo accolse quando già la sua Itaca era all’orizzonte. Isole incantate le Egadi: Favignana, Levanzo, Marittimo, non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Favignana è una farfalla di roccia attraversata dalle caverne scavate dall’uomo per estrarne i tufi con cui è stata costruita Trapani e rifondata Messina dopo il terremoto. Levanzo è la più piccola delle tre sorelle, qui viveva l’uomo del Paleolitico che volle lasciarci il ricordo della sua esistenza trascorsa tra la caccia e la pesca,attraverso i graffiti sulle pareti di roccia calcarea. Marittimo è la selvaggia, ultima terra prima dello sconfinato Canale che una volta divideva la Cristianità dall’Islam e ora si percorre in tre ore con un moderno motoscafo. Arcipelago ricco di cultura e di storia, quello delle Egadi,dove dodicimila anni fa l’uomo disegnava sulla roccia i cervi che correvano liberi per i boschi che oggi non esistono più, duemila anni addietro i Romani imposero la loro supremazia anche sul mare, con la sconfitta dei Cartaginesi, e dove appena un secolo fa Ignazio Florio dava lavoro a novecento persone nella tonnara più famosa di tutto il Mediterraneo. Ecco, proprio il lavoro rappresenta la nota dolente anche di questo arcipelago che, nonostante tante bellezze e tante risorse naturalistiche, non riesce ad avere una florida economia. Il turismo attualmente è la voce principale dell’economia delle Egadi, ma è comunque limitato alla bella stagione e non riesce a garantire un futuro sicuro agli abitanti, soprattutto ai giovani che iniziano a fare i pendolari per recarsi a Trapani per studiare e che spesso finiscono per abbandonare definitivamente le loro amate isole alla ricerca di lavoro. Nel nostro viaggio nell’arcipelago abbiamo voluto dare voce agli abitanti delle isole Egadi, abbiamo voluto sentire i giovani che ci hanno raccontato di come spesso ci si senta lontani dal resto del mondo quando, terminata la bella stagione, le isole si svuotano, il vento soffia, il mare si gonfia e i collegamenti con Trapani si interrompono…Nei lunghi mesi invernali le giornate sembrano interminabili, all’orizzonte solo mare sconfinato e in mente i ricordi dell’estate trascorsa con il desiderio che torni presto a risplendere il sole! Le difficoltà sono tante per chi vive tutto l’anno sulle isole, per questo in molti vanno via, altrove. L’economia per secoli è dipesa dalla pesca del tonno e dalla collegata industria ittica di trasformazione; negli anni d’oro della tonnara novecento lavoratori gravitavano attorno a questo settore, anche molte donne lavoravano nello stabilimento Florio, in funzione tutto l’anno. La sua chiusura nel ’68 ha provocato una grossa crisi,che ha favorito l’emigrazione. Oggi, l’industria conserviera è stata sostituita da quella turistica, che ha nella mattanza e nella cultura ad essa collegata il richiamo principale. Anche la piccola pesca riveste un ruolo importante; il mare è ricco di pesci e una nutrita flotta di imbarcazioni medio- piccole si dedicano alla pesca locale. Da decenni invece sono abbandonate le cave di tufo, che fino agli anni ’50 del secolo scorso davano lavoro a decine di persone; di esse restano gli imponenti monumenti al duro lavoro dell’uomo, alcuni dei quali riconvertiti in orti e giardini ipogei. Le isole Egadi, con tutte le loro numerosissime bellezze e risorse lasciano incantato il visitatore che a malincuore se ne distacca…Il nostro quindi è solo un arrivederci a presto, con l’augurio che il nostro contributo possa aiutare ad accendere i riflettori sui questi “scenari” dalla bellezza disarmante, perché l’economia di questi luoghi possa risollevarsi, incentivando maggiormente il turismo, magari promuovendo week- and sull’arcipelago anche durante il periodo primaverile e fino alla stagione autunnale, visto che il clima sempre mite lo consente.