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Le gelsominaie
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di Daniela Sottile
Per l’8 Marzo, giornata simbolicamente dedicata alla donna, risulta davvero difficile individuare ed indicare un nome che rappresenti, oggi, il “valore” della donna. Sono, infatti, tanti i nomi che ci vengono in mente e che meritano di essere ricordati … sarebbe davvero impossibile sceglierne uno su tutti. Per valorizzare il lavoro, l’impegno, la partecipazione costruttiva alla vita sociale, culturale, politica ed economica di tutta la civiltà umana, per promuovere la cultura della parità, abbiamo allora scelto di riportare alla memoria la faticosa vita delle raccoglitrici di gelsomini; donne siciliane che hanno duramente lottato per migliorare le loro condizioni lavorative.
Le Gelsominaie: una storia dimenticata
Le Gelsominaie sono donne lavoratrici che, rimaste vedove a seguito della seconda guerra mondiale, furono costrette a faticare, in condizioni disumane, per miseri salari. Lavoravano di notte, l’ora favorevole per la raccolta del delicato fiore, scalze, in luoghi umidi e fangosi, con la schiena piegata, esposte al freddo notturno e a devastanti malattie. A causa dell’esiguità della paga e delle crudeli condizioni di lavoro, le donne di Sicilia, iniziarono le prime battaglie per garantirsi un lavoro più dignitoso. Furono proprio le raccoglitrici di gelsomino della piana di Milazzo a scioperare per prime, volevano ottenere salari adeguati, assistenza sanitaria e migliori condizioni di lavoro. Dai documenti dell’epoca risulta che il primo sciopero venne proclamato da Tindaro La Rosa della CGL nell’agosto del ’46 e durò ben nove giorni: le donne chiedevano il contratto di lavoro ed un salario migliore …. percepivano soltanto 25 lire per Kg di fiore raccolto, l’equivalente di 10.000 gelsomini. Lo scioperò coinvolse le lavoratrici dei vivai di arance e di limoni, le portatrici di acqua addette ai semensai di Mazzarrà S. Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona, le incartatrici di Capo D’Orlando, le salatrici di sarde di Sant’Agata, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di Olive dei Nebrodi e delle Madonie, fino a giungere oltre lo stretto. Di lì a poco queste donne avrebbero ottenuto un salario paria a 55 lire che, nel tempo, a seguito di tanti altri scioperi sarebbe ancora aumentato fino a giungere nel 1948 ad 80/90 lire per kg di fiore raccolto. La protesta delle lavoratrici venne perpetrata nel tempo e consentì loro di ottenere, nella metà degli anni settanta, una paga pari a lire 1050 al kg. Anche se oggi la gloriosa tradizione delle gelsominaie è scomparsa, anche se le loro lotte appaiono un ricordo lontano e sfumato, queste donne lavoratrici non possono essere dimenticate perché sono la testimonianza delle prime lotte intraprese per migliorare le condizioni lavorative e garantire pari opportunità alle donne.
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